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Article: MERCOSUR E CIBO LOCALE: COSA CAMBIA PER CHI SCEGLIE IL BIO TICINESE

MERCOSUR E CIBO LOCALE: COSA CAMBIA PER CHI SCEGLIE IL BIO TICINESE

MERCOSUR E CIBO LOCALE: COSA CAMBIA PER CHI SCEGLIE IL BIO TICINESE

L'accordo di libero scambio AELS-Mercosur è stato firmato nel 2025. Cosa significa per i consumatori attenti alla filiera — e perché la soia ticinese non è uguale alla soia brasiliana.

 

La domanda che tutti si fanno

Negli ultimi mesi una parola è tornata spesso nel dibattito pubblico svizzero: Mercosur. Si tratta di un accordo di libero scambio tra l'AELS, l'associazione economica di cui fa parte la Svizzera insieme a Norvegia, Islanda e Liechtenstein, e quattro grandi paesi del Sud America: Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. In pratica: meno dazi doganali, più scambi commerciali tra le due aree. Tradotto in termini alimentari: prodotti sudamericani (carne, soia, caffè, frutta) potrebbero arrivare sui nostri scaffali più facilmente e a prezzi più bassi.

La domanda che circola è semplice: la nostra spesa cambierà?

Il nostro punto di vista è: dipende da cosa cerchi quando riempi il carrello.

 

Cosa è stato firmato — e cosa non è ancora in vigore

Prima di tutto, un chiarimento utile. L'accordo AELS-Mercosur è stato concluso il 2 luglio 2025 e firmato il 16 settembre 2025. *1

Non è però ancora operativo: le Camere federali svizzere lo tratteranno presumibilmente nelle sessioni estiva e autunnale del 2026. *2

Va anche detto che l'accordo AELS-Mercosur è più prudente e selettivo rispetto a quello UE-Mercosur: tutela maggiormente l'agricoltura interna dei Paesi AELS (Islanda, Lichtenstein, Norvegia e Svizzera), prevede aperture limitate e controllate e favorisce soprattutto esportazioni agroalimentari di qualità. I 25 contingenti bilaterali che la Svizzera concede riguardano principalmente carni, caffè, etanolo e vino rosso — e secondo gli economisti coinvolti nei negoziati, i contingenti discussi riguarderebbero circa il 2% del consumo totale legato al settore agricolo. *3

 

Da dove parliamo

Noi non siamo osservatori neutrali di questo dibattito. 

Siamo Tigusto SA, un laboratorio artigianale bio fondato in Canton Ticino nel 1988. Produciamo tofu, tempeh, seitan e condimenti biologici con soia coltivata in Ticino, certificata Bio Suisse, lavorata a mano nel nostro laboratorio di Gerra Piano.

Questo accordo ci riguarda direttamente. E vogliamo dirlo chiaramente, senza nasconderci dietro un comunicato neutro.

 

I pro — diciamolo onestamente

Sarebbe disonesto ignorare il lato positivo dell'accordo. Per molti consumatori, prezzi più accessibili su alcuni prodotti alimentari sono una buona notizia. Più varietà sugli scaffali può essere un vantaggio reale. E le concessioni svizzere, come abbiamo visto, restano entro soglie contenute.

Per non toccare il discorso delle opportunità di alcune aziende svizzere alle alle quali si apre un mercato molto importante.

Detto questo — il dibattito non finisce qui.

 

La soia: non è nei contingenti, ma il tema esiste

La soia non figura tra i prodotti con contingenti espliciti nell'accordo AELS. Ma il quadro di importazione esiste già oggi: nel 2019 la Svizzera ha importato 260.000 tonnellate di fagioli di soia, di cui la metà proveniva dall'Europa e il resto dal Brasile. *4

Con un accordo che riduce ulteriormente i dazi, la soia brasiliana diventa ancora più competitiva rispetto a quella locale. Per noi, che usiamo soia ticinese a filiera corta, non cambia nulla. Per chi invece acquista soia d'importazione senza sapere da dove viene, la domanda sulla tracciabilità diventa ancora più importante.

 

I pesticidi: quello che non si vede nell'etichetta

Qui il quadro merita attenzione.

I paesi del Mercosur utilizzano sostanze fitosanitarie che in Svizzera, e in tutta l'UE, sono vietate da anni. Tra le più documentate: l'atrazina (erbicida collegato a rischi oncologici e alterazioni ormonali), il paraquat (vietato in Svizzera dal 1989), e sostanze come mancozeb e glufosinato, sospetti cancerogeni e tossici per la riproduzione. *5

Il paradosso, documentato da Public Eye e Greenpeace, è che molti di questi pesticidi vengono prodotti da aziende europee e venduti legalmente in Brasile e Argentina, dove poi finiscono sui prodotti agricoli che importiamo. Un campionamento randomizzato condotto tra il 2017 e il 2021 ha rilevato pesticidi vietati nel 16% dei campioni di verdura e nel 16% dei campioni di frutta esotica testati in Svizzera. *6

L'accordo include clausole di sostenibilità. Ma i dubbi sull'efficacia dei controlli doganali restano fondati: verificare i prodotti in modo sistematico ed efficiente è un problema aperto. *7

 

"Bio" non vuol dire sempre la stessa cosa

Un tema spesso trascurato nel dibattito riguarda le certificazioni biologiche. Non tutti i "bio" sono uguali. Bio Suisse ha sviluppato direttive più severe rispetto ai requisiti minimi previsti dalle norme europee. Si tratta di uno standard che opera su tutti e tre i livelli della sostenibilità: responsabilità sociale, economica ed ecologica. *8

Tra i requisiti concreti: almeno il 7% della superficie agricola utile deve essere destinata alla promozione della biodiversità, con limitazioni più restrittive sull'uso del rame e requisiti specifici per la gestione dell'acqua. L'intera azienda deve essere condotta biologicamente, non solo la parte certificata. *9

Un prodotto etichettato "biologico" in Brasile rispetta gli standard minimi locali, ma non è automaticamente equivalente a un prodotto con la Gemma Bio Suisse. La differenza non è di facciata: riguarda i controlli, la tracciabilità e il modello agricolo complessivo.

 

Il nostro punto di vista

Da 35 anni facciamo una scelta precisa: produrre localmente, in modo trasparente, con materie prime che conosciamo.

La soia del nostro tofu viene da agricoltori ticinesi. Sappiamo i loro nomi. Sappiamo come coltivano. Sappiamo quanti chilometri percorrono i chicchi di soia prima di diventare tofu nel nostro laboratorio.

Questa non è nostalgia. È una scelta che ha un costo, e che crediamo abbia anche un valore misurabile: per chi la mangia, per il territorio che la produce, per l'ambiente che la ospita.

L'accordo Mercosur non cambia la nostra direzione. Ma ci ricorda perché quella direzione vale la pena di essere raccontata.

 

La domanda che lasciamo a te

Il dibattito sul Mercosur riporta al centro una domanda che va ben oltre la politica commerciale:

Cosa vogliamo davvero nel piatto?

Solo un prezzo competitivo? O anche una storia trasparente, un territorio riconoscibile, una filiera che possiamo capire?

Non c'è una risposta giusta o sbagliata. Ma crediamo che valga la pena farsela, ogni volta che si riempie il carrello.

 

Buono, sano e giusto.

Tigusto SA | Laboratorio artigianale bio in Canton Ticino dal 1988 | tigusto.ch

 

NOTE E FONTI

1 SECO / Consiglio federale — Conclusione negoziati AELS-Mercosur, 2 luglio 2025; Firma 16 settembre 2025.seco.admin.ch

2 La Regione / Tio.ch — «Accordo di libero scambio AELS-Mercosur approvato dal Consiglio federale, ora la palla passa alle Camere», febbraio 2026. — laregione.ch

3 RSI.ch — «Mercosur: la spesa degli svizzeri cambierà?», febbraio 2026. — rsi.ch

4 SWI swissinfo.ch — «Soia sostenibile, la Svizzera è pioniera ma non ancora rivoluzionaria», agosto 2020. — swissinfo.ch

5 RSI / SWI swissinfo.ch — «Esportati pesticidi vietati»; Public Eye, dati 2017–2021. — rsi.ch / swissinfo.ch

6 Il Manifesto / Heinrich Böll Stiftung — «Pesticidi vietati in Europa venduti nel sud del mondo», 2023. Campionamento USAV 2017–2021. — boell.org

7 RSI.ch — «Mercosur: la spesa degli svizzeri cambierà?», febbraio 2026. — rsi.ch

8 Ecogruppo Italia / CCPB — «Bio Suisse: standard e certificazione», 2025. — ecogruppoitalia.it / ccpb.it

9 CCPB — «Come funziona Bio Suisse: requisiti specifici delle direttive», 2021. — ccpb.it

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